Intervento tra i più sicuri in assoluto e con la percentuale di soddisfazione da parte dei pazienti tra le più alte in ambito ortopedico, l’impianto di una protesi d’anca può essere causa di una sintomatologia dolorosa nelle prime settimane successive all’intervento. Se il dolore tende ad aumentare nel corso del tempo anziché affievolirsi può però essere la spia di alcune complicanze.
Quando i sintomi sono “normali”
L’artroplastica d’anca, ovvero la sostituzione, totale o parziale, dell’articolazione con un impianto artificiale, rappresenta una delle eccellenze in ambito ortopedico. Si tratta infatti di una procedura molto sicura dalla quale è lecito aspettarsi un decorso più che soddisfacente. Il successo a medio e lungo termine di questo intervento, in termini di riduzione del dolore e miglioramento della funzionalità articolare, supera addirittura il 90% dei casi.
Nel periodo immediatamente successivo all’intervento, è normale avvertire un po’ di dolore, legato perlopiù al processo di guarigione dei tessuti, che in genere è passeggero e di semplice gestione attraverso una terapia farmacologica a base di antinfiammatori e antidolorifici.
Bisogna anche considerare che esistono alcuni fattori predisponenti, legati allo stato di salute del paziente, che possono favorire il manifestarsi della sintomatologia dolorosa. Tra questi:
- sovrappeso
- ipotonia muscolare
- alterazioni posturali
- patologie del rachide lombare
- tendinopatie
- trocanteriti
- ernie inguinali
Anche le condizioni psicologiche del paziente e alcune patologie che determinano una particolare suscettibilità al dolore articolare, come la polimialgia e la fibromialgia, possono condizionare la percezione del dolore.

Oggigiorno, la riabilitazione post intervento di impianto di protesi d’anca, comincia praticamente subito. Già a ventiquattr’ore dall’intervento il paziente viene messo in piedi, iniziando a camminare con l’ausilio di stampelle che verranno gradualmente abbandonate. Il percorso riabilitativo completo in genere ha una durata di 2-3 mesi, con tempistiche che variano da persona a persona. La fisioterapia può essere in parte causa del dolore percepito dal paziente dopo l’intervento. Si tratta di una cosa del tutto normale perché i tessuti del corpo si devono adattare alla nuova condizione e gli esercizi di mobilità vanno a “forzare” i movimenti dell’articolazione con l’obiettivo di migliorare il ROM (range of motion). Per questi motivi è importante affidarsi a un fisioterapista esperto e specializzato in questo tipo di interventi, in modo che sia garantita la massima sicurezza.
In ogni caso, si può considerare normale la permanenza del dolore per un tempo di circa 4-6 settimane, durante le quali andrà via via diminuendo fino a scomparire del tutto.
Dolore e tecniche chirurgiche
Gli interventi di impianto di protesi d’anca non sono tutti uguali. La principale differenza riguarda la via di accesso ovvero il taglio cutaneo che il chirurgo deve effettuare per raggiungere l’articolazione da sostituire. Anche l’approccio chirurgico può quindi influire sul recupero post operatorio e sul dolore: nelle tecniche laterale e postero-laterale infatti vengono effettuati dal chirurgo il taglio di alcuni muscoli e la disinserzione di alcuni tendini. Ciò può essere causa di un maggior dolore post-operatorio legato alla cicatrizzazione sia dei tessuti profondi che della ferita superficiale che in queste tecniche è piuttosto estesa (15 cm circa).
Nell’approccio per via anteriore diretta, che è quello che prediligo, il taglio cutaneo è ridotto (7-8 cm) e non vengono effettuati tagli sui muscoli, che sono invece soltanto divaricati per accedere all’articolazione. Ciò determina un minor dolore post-operatorio e tempi di recupero inferiori rispetto alle tecniche chirurgiche tradizionali. Una possibile complicanza della via anteriore diretta è il danneggiamento del nervo femorocutaneo laterale, problematica che può dar luogo a dolore per un periodo un po’ più lungo rispetto alla media, ma che non rappresenta una condizione grave e si risolve spontaneamente nel giro di qualche tempo.

Quando il dolore è indice di qualcosa di più serio?
Come abbiamo visto, il normale decorso post-operatorio prevede che la sintomatologia dolorosa vada piano piano diminuendo fino a sparire del tutto dopo circa un mese, un mese e mezzo. Se, trascorso questo tempo, il dolore anziché diminuire va aumentando, ciò è indice di possibili complicanze che vanno subito indagate con il proprio chirurgo. Tra i segnali che dovrebbero destare preoccupazione segnalo:
- dolore che va aumentando col passare del tempo
- arrossamento, calore, gonfiore e/o secrezioni nella zona della ferita
- insorgenza di edema
- febbre persistente
- dolore al polpaccio
Il rispetto dei protocolli post-chirurgici diminuisce in maniera consistente la possibilità di complicanze che tuttavia non può essere del tutto eliminata. Tra le principali: infezioni e mobilizzazioni (ne possono essere spia febbre, arrossamenti, secrezioni dalla ferita), lussazioni (causano dolori molto forti e impossibilità a muovere l’arto), trombosi venosa profonda e tromboembolie (il segnale di allarme principale è il dolore al polpaccio).

Come detto, esistono le modalità per ridurre al minimo i rischi. Per quanto riguarda trombosi e tromboembolie ad esempio è necessario rispettare scrupolosamente alcune accortezze come indossare calze elastiche e sottoporsi a profilassi farmacologica anticoagulante tramite iniezioni sottocutanee che possono essere anche autosomministrate.
Anche per quanto riguarda le complicanze la tecnica chirurgica utilizzata può fare la differenza. Dopo gli interventi per via anteriore il rischio di lussazione della protesi è pressoché nullo perché i muscoli responsabili della stabilità dell’articolazione non vengono tagliati. Inoltre il rischio di infezione si riduce notevolmente passando dallo 0,7-0,8% delle tecniche laterale e postero-laterale ad appena uno 0,3-0,4%.
Conclusioni
In conclusione possiamo affermare che l’intervento di protesi d’anca è una procedura sicura e con ottime percentuali di successo. La presenza di una sintomatologia dolorosa è normale nelle prime settimane dopo l’intervento e deve tendere a diminuire gradualmente fino a scomparire del tutto. Il rischio di complicanze, seppur ridotto, esiste e occorre prestare attenzione ai segnali che possono indicare un decorso problematico. Per minimizzare ogni rischio è fondamentale attenersi in maniera precisa alle indicazioni di chirurgo e fisioterapista, presentarsi ai controlli di routine secondo le tempistiche stabilite dall’ortopedico e contattarlo immediatamente nel caso qualcosa non proceda come previsto.


