Convivere con il dolore al ginocchio è un’esperienza estremamente negativa per molte persone ed è spesso causa di gravi limitazioni nelle attività della vita quotidiana. Quando l’artrosi non risponde più ai trattamenti conservativi, l’impianto di una protesi può rivelarsi una scelta risolutiva. Vediamo nel dettaglio.

Perché mi fa male il ginocchio?
È questa la domanda che mi rivolgono più spesso i pazienti, esasperati da un dolore che non passa e che non riescono più a gestire nemmeno nelle attività quotidiane più semplici. Per dare una risposta occorre innanzitutto valutare l’articolazione sottoponendo il paziente a semplici test il cui esito verrà poi confermato dagli esami diagnostici. Una volta stabilita con precisione quale sia la patologia e la sua entità, il dialogo con il paziente è di fondamentale importanza per decidere il percorso di cura più adeguato.
La causa di dolore al ginocchio più comune è l’artrosi, che va affrontata dapprima con i trattamenti conservativi e, solo quando questi non risultino più in nessun modo efficaci, sarà opportuno prendere in considerazione l’opzione chirurgica con l’impianto di una protesi articolare.
Dolore e patologie connesse
L’artrosi non è però l’unica patologia che può richiedere la ricostruzione chirurgica dell’articolazione. Tra le altre problematiche più frequenti:
- necrosi dei condili (“infarto” dell’osso)
- artriti
- esiti di fratture.
Quale che sia il disturbo all’origine del dolore, l’obiettivo della protesi è quello di eliminarlo o ridurlo in maniera significativa, migliorare la mobilità e la funzionalità articolare, migliorare la stabilità e correggere le eventuali dismorfie, in definitiva migliorare la qualità della vita del paziente.

Tipologie di protesi
Per stabilire quale sia la tipologia di protesi più adatta al paziente è necessario conoscere con precisione lo stato dell’articolazione che andremo a sostituire. Se la malattia ha colpito tutta l’articolazione si utilizza la protesi totale, indicata quando i tessuti sono andati incontro a degenerazione in tutto il ginocchio e si procede con la sostituzione di tutti i comparti: mediale (interno), laterale e femoro-rotuleo. Si tratta di un approccio molto consolidato e sicuro che, proprio per questo motivo, un tempo veniva utilizzato anche quando l’artrosi colpiva un solo compartimento articolare. Si andava così a sostituire anche la parte del ginocchio ancora sana.
Oggigiorno ha preso sempre più piede l’utilizzo della protesi monocompartimentale, attraverso la quale si va a sostituire solo il compartimento articolare danneggiato, risparmiando i tessuti sani. Si tratta di un approccio meno invasivo che ha allargato la platea dei potenziali candidati all’impianto. Lo svantaggio di questo tipo di impianto risiede nella durata: nel caso l’usura dell’articolazione si dovesse allargare ai restanti compartimenti articolari, si renderà necessario un intervento di revisione – cioè nuovo intervento con l’impianto di protesi totale – in tempi relativamente brevi rispetto all’impianto della prima protesi.

Tecniche chirurgiche e personalizzazione degli impianti
Nel campo della chirurgia protesica di ginocchio, stiamo raggiungendo negli ultimi anni gradi di soddisfazione da parte dei pazienti sempre più elevati. Negli anni passati, si trattava infatti di un tipo di intervento con una percentuale di insoddisfazione post-operatoria abbastanza alta (intorno al 30%) a causa delle differenze morfologiche che esistono da ginocchio a ginocchio, che un tempo non venivano risolte in maniera efficace dalla chirurgia protesica. Le nuove tecniche chirurgiche e le tecnologie a supporto del medico in sala operatoria si sono infatti evolute a tal punto da migliorare finalmente questi dati, rendendo la scelta di impiantare una protesi di ginocchio più sicura su molti pazienti.
Il ginocchio è un tipo di articolazione molto complessa e può essere anche molto diversa da persona a persona. La differenza più evidente risiede nell’allineamento tra femore e tibia, che non è sempre perfettamente dritto, ma può presentare diversi gradi di inclinazione sia sul piano frontale (la cosiddette ginocchia a “X” o a “O”) che sul piano sagittale. Le tecniche chirurgiche più recenti hanno mostrato un’attenzione particolare riguardo a questi aspetti, in particolare la tecnica di allineamento cinematico, che ha proprio l’obiettivo di ricostruire la joint line in maniera il più possibile personalizzata. Con questa tecnica non ci si pone più l’obiettivo di “raddrizzare” la linea articolare, come si faceva un tempo, ma si lavora nel pieno rispetto della morfologia originaria dell’articolazione allo scopo di far percepire al paziente, dopo l’intervento, il ginocchio il più possibile naturale.
Anche dal punto di vista delle tecnologie a supporto del chirurgo, negli ultimi tempi sono stati fatti passi da gigante: più che consolidato è ormai l’utilizzo del robot, utile al chirurgo sia all’interno della sala operatoria (dove riduce al minimo la possibilità dell’errore umano), sia in fase di pianificazione pre-operatoria, anche nella scelta del tipo di impianto più adatto a ciascun paziente.

Molto interessante è anche l’utilizzo della tecnologia della realtà aumentata. Uno speciale visore che il chirurgo indossa durante l’intervento, rende disponibili informazioni in tempo reale sui parametri del paziente, senza la necessità di dover distogliere lo sguardo dal campo chirurgico. Inoltre, le immagini virtuali generate dal computer sono utilizzate come guida utile nell’effettuare i tagli cutanei e le resezioni ossee e nel posizionamento dell’impianto.
Conclusioni
Quando la protesi di ginocchio è dunque la scelta giusta? Come sempre dev’essere fatta una valutazione dal chirurgo insieme al paziente. Alcune patologie possono essere curate con l’impianto di una protesi articolare, ma è sempre la sintomatologia percepita dal paziente a determinare la scelta definitiva.
La decisione di sottoporsi all’impianto di una protesi di ginocchio, qualora indicata, può essere fatta senza timore perché la chirurgia in questo campo si è evoluta a tal punto da migliorare le percentuali di soddisfazione dei pazienti in maniera significativa. Il modo migliore per affrontare un intervento chirurgico è comunque quello di conoscere ogni aspetto della procedura, rischi ed eventuali complicanze compresi, in modo da poter affrontare nel migliore dei modi la fase post-operatoria, sempre con il supporto del proprio chirurgo ortopedico.


