Dopo un intervento di protesi anca, uno dei timori più frequenti è che l’impianto possa ‘uscire dalla sua sede’. Si tratta di un evento raro, ma possibile. Capire perché succede e come prevenirlo è fondamentale per affrontare il percorso post-operatorio con maggiore sicurezza.

Perché l’anca “esce”?
Quando si parla di lussazione di un’articolazione (naturale o artificiale) ci si riferisce alla perdita permanente di contatto tra le componenti articolari. Si tratta di un evento più comune per alcune tipologie di articolazione caratterizzate da una naturale instabilità, come ad esempio la spalla, e meno per altre. L’articolazione dell’anca non va incontro facilmente a lussazione se non in caso di malformazioni congenite, come la displasia, oppure in seguito a traumi violenti come incidenti stradali, cadute da grandi altezze o infortuni sportivi gravi.
Per quanto riguarda la protesi d’anca, le cause di lussazione sono in genere diverse: è possibile infatti che un posizionamento errato dell’impianto oppure movimenti non consoni da parte del paziente favoriscano la fuoriuscita della testa femorale artificiale dalla sua sede. Un altro elemento importante riguarda l’insufficienza muscolare: alcune tipologie di intervento richiedono dei tagli proprio sui muscoli deputati alla stabilità dell’articolazione. In questi casi, se i danni tissutali non sono ancora completamente recuperati, può verificarsi la lussazione della protesi che è dunque da imputare a una stabilità muscolare non sufficiente.
I sintomi della lussazione
La lussazione protesi anca è un evento traumatico che non si può ignorare. Si tratta di un evento acuto e facilmente riconoscibile: non passa inosservato e richiede un intervento immediato. I sintomi principali sono:
– dolore improvviso e intenso nella zona dell’anca
– impossibilità a muovere la gamba
– posizione innaturale (spesso l’arto appare ruotato o accorciato)
– infiammazione e gonfiore.

Se si avvertono questi sintomi è necessario recarsi il prima possibile al pronto soccorso dove, dopo le opportune verifiche tramite la diagnostica per immagini e il consulto con l’ortopedico, il paziente verrà sottoposto alla manovra di riduzione della lussazione che in genere viene eseguita sotto anestesia, in alcuni casi tramite semplici manovre meccaniche, in altri intervenendo chirurgicamente.
Le accortezze post-intervento
Come detto qui sopra, la lussazione di una protesi d’anca può avvenire per errori tecnici del chirurgo come il posizionamento errato delle componenti protesiche oppure perché il paziente non ha rispettato le accortezze consigliate dal proprio medico nel periodo successivo all’intervento. I movimenti da evitare sono la flessione dell’anca sopra i 90° (portando ad esempio il ginocchio verso il petto), l’adduzione e la rotazione interna. Nel primi periodi dopo l’intervento si deve evitare di accavallare le gambe e chinarsi per mettersi scarpe o calze mentre è consigliato l’utilizzo dell’alzawater e il posizionamento di un cuscino in mezzo alle ginocchia quando si sta sdraiati su un fianco (per approfondire il tema leggi qui).

I vari approcci chirurgici e i vantaggi della via anteriore
Il rischio di lussazione dopo un intervento di protesi anca oscilla tra l’1% e il 4% per i primi impianti e tra il 5% e il 15% per le protesi di revisione. Questo tipo di complicanza non dipende da un solo fattore, ma da un insieme di elementi: la tecnica chirurgica, il posizionamento delle componenti, la qualità dei tessuti e la gestione del post-operatorio.
Tra questi elementi, l’approccio chirurgico gioca un ruolo cruciale. Le tecniche tradizionali, come la via laterale o postero-laterale, prevedono in molti casi il distacco o la disinserzione di strutture muscolari fondamentali per la stabilità dell’articolazione. Questo comporta necessariamente un periodo di recupero in cui la stabilità è ridotta e richiede maggiore attenzione nei movimenti.
L’approccio per via anteriore diretta si basa su un principio differente: accedere all’articolazione senza sezionare i muscoli, ma sfruttando gli spazi anatomici naturali. In questo modo si preservano le strutture stabilizzatrici e si mantiene fin da subito una migliore stabilità dell’anca. Nella mia pratica chirurgica utilizzo esclusivamente questo approccio, proprio perché consente di ridurre significativamente il rischio di lussazione e di semplificare il percorso post-operatorio per il paziente.

Conclusioni
La lussazione della protesi d’anca è una complicanza rara, ma che può avere un impatto importante sulla qualità di vita del paziente. La prevenzione si basa su più fattori: una corretta indicazione chirurgica, un impianto posizionato con precisione e la scelta dell’approccio più adatto.
L’esperienza del chirurgo e la tecnica utilizzata fanno la differenza: un approccio che rispetta le strutture muscolari, come la via anteriore diretta, permette di ridurre in modo significativo il rischio di instabilità e di affrontare il recupero con maggiore sicurezza.
In caso di sintomi come un forte dolore e l’impossibilità di muovere l’arto è del tutto vietato il fai da te. Soltanto un medico, in genere dopo aver sedato il paziente, è in grado di intervenire per ridurre la lussazione tramite manovre di tipo meccanico. L’intervento chirurgico può rendersi necessario in caso di lussazioni recidivanti o di instabilità persistente. In questi casi, le componenti protesiche vengono addirittura sostituite tramite quello che è chiamato intervento di revisione.
Se hai dubbi sul tuo percorso post-operatorio o vuoi una valutazione specialistica, è consigliabile confrontarsi con un ortopedico esperto in chirurgia protesica dell’anca (trovi qui i miei contatti).


