Tecnica tra le meno invasive nel campo della chirurgia protesica d’anca, la via anteriore presenta dei vantaggi nel post-intervento perché non richiede il taglio dei muscoli per accedere all’articolazione. Cosa è dunque giusto aspettarsi dopo l’intervento? Quali sono le precauzioni che è comunque necessario adottare? Facciamo un po’ di chiarezza in questo articolo.
I dubbi del paziente
Approcciarsi a un intervento, per quanto sicuro e programmato, non è mai facile e numerosi sono i dubbi che i pazienti mi sottopongono all’avvicinarsi dell’operazione. Il confronto tra paziente e chirurgo è molto importante perché rappresenta un grande aiuto nell’avvicinarsi alla sala operatoria con maggior consapevolezza conoscendo la procedura, i suoi rischi e come eventualmente affrontarli.
Il principale dubbio che mi viene posto riguarda le aspettative per il post-intervento. Una volta selezionata la tecnica chirurgica che verrà utilizzata, in sede di visita vado dunque a illustrare, in base al tipo di procedura, quali sono le precauzioni da adottare dopo l’operazione, le tempistiche realistiche di ripresa (anche tenendo conto dell’età del paziente e delle sue aspettative in ambito sportivo e lavorativo) e quanto tempo sia necessario dedicare a fisioterapia e riabilitazione.

La via anteriore, di cosa si tratta?
Quando si sostituisce un’articolazione con un impianto artificiale è necessario raggiungere l’articolazione da sostituire tramite dei tagli cutanei – i cosiddetti accessi – e un percorso tra i muscoli che garantisca una buona visibilità al chirurgo.
Per quanto riguarda l’anca, le vie di accesso tradizionali sono la laterale e la postero-laterale che prevedono un taglio cutaneo di una quindicina di centimetri, la sezione di alcuni muscoli della zona glutea e la disinserzione di alcuni tendini. Si tratta di procedure molto sicure e che garantiscono un’ottima visibilità al chirurgo, ma che hanno lo svantaggio di causare dei traumi a livello dei tessuti profondi che determinano tempi di recupero maggiori rispetto alle tecniche meno invasive.
La tecnica chirurgica mininvasiva per via anteriore si è andata sempre più diffondendo proprio per venire incontro all’esigenza di ottenere minori traumi tissutali e di garantire tempi di recupero inferiori. Di cosa si tratta? Il taglio cutaneo (di 7-8 cm) si esegue nella zona dell’inguine (anteriormente appunto) e il percorso per accedere all’articolazione non richiede il taglio dei muscoli che vengono semplicemente spostati. I vantaggi risiedono in minori traumi ai tessuti molli, in tempi di recupero inferiori e nella necessità di minori precauzioni nel post intervento, rispetto alle tecniche tradizionali.
Per un miglior risultato estetico, è possibile eseguire il taglio in direzione diagonale, proprio lungo la piega dell’inguine, in modo che la cicatrice sia facile da nascondere sotto l’elastico delle mutande. È la cosiddetta tecnica “bikini incision”, molto richiesta soprattutto dalle pazienti donne.

Per chi è indicata?
L’intervento per via anteriore è indicato per una platea di pazienti piuttosto ampia. Di norma si utilizza nei casi di:
- coxartrosi primaria e secondaria
- osteonecrosi
- traumi con fratture del collo del femore
- displasia di lieve entità.
Si tratta di una procedura particolarmente adatta ai pazienti giovani, attivi e normopeso. I vantaggi del risparmio tissutale si traducono infatti in un minor dolore post operatorio e in tempi di recupero ridotti con una migliore prospettiva di recupero anche dal punto di vista delle prestazioni fisico-atletiche nei pazienti sportivi.
Non tutti i pazienti sono tuttavia candidati ideali per la via anteriore. Tra le caratteristiche fisiche che in genere sconsigliano questo tipo di procedura ricordo: obesità, massa muscolare particolarmente sviluppata, presenza di deformità articolari complesse. Anche eventuali interventi pregressi sconsigliano questa procedura che infatti non è indicata per gli interventi di revisione.
La valutazione finale va comunque effettuata dal chirurgo anche in base alla propria esperienza. Maggiore è il numero di interventi effettuati con questa tecnica, maggiore è la possibilità di utilizzarla anche nei casi più complessi. Ortopedici privi della necessaria esperienza opteranno per altre procedure al fine di evitare di prolungare troppo la durata dell’intervento con conseguente maggiore necessità di anestesia e aumentati rischi di infezione.

Le aspettative per il post-intervento
Cos’è dunque realistico aspettarsi dopo l’intervento? Grazie ai ridotti danni tissutali causati da questa procedura, la riabilitazione può iniziare molto precocemente, già dopo le ventiquattr’ore si può infatti partire con i primi esercizi di mobilità, rinforzo, stabilità. Anche il ritorno alle attività della vita quotidiana, sportive e lavorative è piuttosto precoce se paragonato a quello che segue gli interventi tradizionali. In norma già nei primi giorni si tornerà a camminare con l’aiuto delle stampelle che poi verranno abbandonate gradualmente.
Le classiche precauzioni da adottare dopo l’intervento (come ad esempio non accavallare le gambe, non chinarsi, utilizzare l’alzawater, posizionare un cuscino in mezzo alle gambe quando ci si sdraia sul fianco) non sono necessarie perché con questa procedura il rischio di lussazione è praticamente nullo. La complicanza più frequente di questo tipo di intervento è il danneggiamento del nervo femorocutaneo laterale, problematica che dà una sintomatologia lieve e che in genere si risolve spontaneamente nel giro di qualche tempo.
I tempi di recupero completo variano da persona a persona, ma si aggirano intorno ai 2-3 mesi, durante i quali si dovrà proseguire con il percorso riabilitativo.
A medio e lungo termine i risultati dell’intervento per via anteriore sono molto incoraggianti. I pazienti riferiscono minor dolore, miglior controllo muscolare e maggior senso di stabilità rispetto alle tecniche laterale e postero-laterale. La durata media degli impianti di protesi d’anca è molto elevata, con i nuovi impianti può arrivare a trent’anni e anche oltre. Perché il decorso sia il più possibile rispondente alle proprie aspettative è comunque necessario seguire regolarmente i controlli di routine con il proprio chirurgo, mantenere uno stile di vita sano, con una regolare attività fisica moderata, e seguire con attenzione le indicazioni del proprio ortopedico e del proprio fisioterapista di riferimento.


